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Web contro la chiusura di Megaupload: la protesta continua

La guerra anti-censura sul web continua a tenere gli internauti col fiato sospeso.

La guerra anti-censura sul web continua a tenere gli internauti col fiato sospeso. Anonymous prende nuovamente di mira i siti governativi Usa e chiunque appoggi le leggi bavaglio SOPA e PIPA, persino il sito della CBS, colosso americano delle news, è rimasto spento per 20 minuti domenica 22 gennaio.

 

Oggi è toccato a OnGuardOnline.gov la cui homepage è stata sostituita da un messaggio di Anonymous correlato di video che annuncia senza mezzi termini la continuazione delle ostilità.

 

La novità che ha reso possibile l'esplosione dei siti del governo è che per partecipare all'attacco basta cliccare su un link: gli attacchi DDOS infatti, che sono quelli usati dagli hacker anonimi, consistono nell'invio di pacchetti dati al server che ospita il sito web. Raggiunta la soglia critica di informazioni ricevute il server viene intasato e il sito bersaglio finisce offline.

 

Il numero dei partecipanti è dunque fondamentale perché l'attacco riesca, da qui l'iniziativa di usare semplici link, postati tramite twitter per esempio, dove chiunque, hacker o meno, possa cliccare spedendo il proprio “pacchetto” al mittente.

 

Unica pecca che invalida la democraticità del sistema di protesta è il fatto che qualcuno rimbalza il link senza nessuna descrizione sul suo scopo (e qualcuno clicca senza indagare oltre); a parte questo il sistema si è dimostrato efficace nel paralizzare i siti giudicati complici dei censori, e certamente offre anche ai meno “smanettoni” un facile accesso alla protesta.

 

Quello su cui l'intera comunità di internet si sta pronunciando è la libertà di scambio di informazioni. Megaupload era un sito che fungeva da “banca dati” per chiunque vi caricasse informazioni, con la sua chiusura oltre a non essere più disponibili i contenuti piratati è finito nel calderone anche tutto il materiale legale. Per questo, dichiarano gli infuriati, la protesta va avanti.

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