Il bavaglio al web arriva anche in Italia
Il bavaglio al web arriva anche in Italia.
Il bavaglio al web arriva anche in Italia. Dopo l’approvazione della legge Sopa in Usa, dopo la chiusura di Megavideo da parte del Fbi arriva l’emendamento Fava. In Italia ormai è ben chiaro a tutti: le linee guida sulla comunicazione in internet le traccia l’America e tutti i nostri governati, come brave pecorelle, si uniscono a leggi che vanno chiaramente contro il diritto di parola e la libertà di espressione.
Sul web è già stata definita “il Sopa all’italiana”. L’emendamento presentato dal deputato leghista Gianni Fava, rischia di mettere un vero bavaglio al web. L’emendamento prevede: “la rimozione di contenuti online in seguito alle richieste inviate dai titolari dei diritti violati dall’attività o dall’informazione con l’obbligo, da parte dei provider, di eliminare i contenuti illeciti su segnalazione di qualunque soggetto interessato”.
Altamente contrari “Articolo 21” e “il Futurista”: “il ‘Fava’ è peggiore del Sopa americano, che almeno prevede l’intervento di una autorità competente. E poi a chi spetterebbe il compito di stabilire il confine tra lecito e illecito? E secondo quali criteri?”.
Sul web è già la mobilitazione contro il bavaglio denominata “NoFava” organizzata da “articolo 21”, “Futurista”, “Libertiamo” e “Agorà Digitale”. Si tratta di una petizione che ha l’obbiettivo di chiedere ai parlamentari di fare tutto il possibile per: “abrogare dalla legge comunitaria l’emendamento che, in contrasto con le direttive europee vuole obbligare i siti web a controllare preventivamente i contenuti pubblicati dagli utenti, rimuovendoli in base ad una semplice segnalazione di una parte interessata. E se la difesa del diritto d’autore resta una questione aperta, “questa non può avvenire a scapito dei diritti degli utenti e degli hosting provider (siti come Wikipedia, Google, Facebook) che saranno costretti ad una rimozione selvaggia di contenuti”.
-
Ultimi articoli
-
Articoli più visti


